Il presidente Salvatore Piero Fundarò: “Chiedere sempre informazioni dettagliate sui prodotti che verranno utilizzati nel trattamento”.

Quando una persona si sottopone a un trattamento di medicina estetica, come per altre branche sanitarie, è importante avere coscienza del professionista a cui ci si rivolge. Chiedere informazioni sempre dettagliate dei prodotti che verranno iniettati, delle modalità e delle tempistiche di utilizzo, è un passaggio importante e necessario“. Così Salvatore Piero Fundarò, presidente di Aiteb, Associazione italiana terapia estetica botulino, che conta 500 medici iscritti in tutta Italia. 

In una puntata del 4 maggio scorso, il programma televisivo “Le Iene” ha mostrato il caso di una paziente nel 2002 aveva purtroppo subito gravi danni al volto in seguito alla scelta di un chirurgo di effettuare un trattamento con il Bio-Alcamid: un tipo di filler che fortunatamente oggi è stato drasticamente ridotto. A livello scientifico i prodotti in campo estetico sono migliorati e diventati sempre più sicuri. L’uso di filler permanenti come quello in questione, anche se non ancora illegale, è stato quasi completamente abbandonato in quanto può determinare gravi reazioni di tipo infiammatorio. Tuttavia possono esserci ancora casi di medici che non seguono quelle procedure più moderne e certificate, che sono invece sinonimo di sicurezza per il paziente. A livello metodologico è necessario ricorrere sempre a un trattamento misurato e di tipo progressivo, senza una grossa quantità di prodotto iniettata in una singola sessione, poiché potrebbe determinare”.

“In merito alla campagna vaccinale sottolineiamo che non ci sono controindicazioni al trattamento con tossina botulinica in concomitanza con le somministrazioni del farmaco anti Covid – aggiunge Fundarò – Come Aiteb, consigliamo invece delle precauzioni in caso di trattamenti con filler. Nello specifico, in via precauzionale, è preferibile evitare l’esecuzione del trattamento con HA filler nel mese antecedente e successivo la vaccinazione, così come nel periodo tra la prima dose di vaccino e quella di richiamo, nel caso in cui sia prevista. La presenza di reazioni infiammatorie dopo la vaccinazione anti Covid, in persone sottoposte a trattamenti, rimane comunque molto rara e facilmente curabile attraverso una terapia di pochi giorni”.