La ricerca avanzata ha ampliato le possibilità terapeutiche a diversi campi della medicina: il focus con la prof.ssa Rossetto dell’Università di Padova

La ricerca avanzata sulle nuove tossine botuliniche, frutto dell’ingegneria genetica, apre nuovi e importanti orizzonti. L’argomento è stata al centro di un interessante focus all’interno dell’International Web Congress “Botulinum Toxin: the best fron the world” dello scorso 23 e 24 ottobre, che ha visto la partecipazione di esperti da tutto il mondo. Tra di loro, la  prof.ssa Ornella Rossetto, scienziata dell’Università di Padova, che ha parlato  delle “Nuove tossine sintetiche di laboratorio assemblate per finalità specifiche e loro future applicazioni”.

Al momento si contano circa 50 applicazioni terapeutiche per il botulino – fra cui le rughe, come ha precisato la prof.ssa Rossetto –  che non è una tossina tout court, ma un farmaco estratto e purificato dall’industria farmaceutica, in commercio da oltre 40 anni. Agisce sul sistema nervoso periferico principalmente a livello neuro-muscolare o neuro-ghiandolare per modulare la motilità muscolare o la secrezione sudoripara e sebacea. In natura sono presenti 7 sierotipi e circa una cinquantina di sottotipi, ognuno dei quali ha proprietà biologiche (velocità d’azione, potenza, durata, affinità per la cellula target, induzione della risposta immunitaria) diverse fra loro che possono essere sfruttate nella terapia. 

In futuro, come è stato annunciato dalla scienziata, si prevede l’utilizzo delle nuove tossine in diverse terapie mediche e il conseguente ampliamento delle sue possibilità terapeutiche, indirizzando il farmaco verso organi abitualmente non coinvolti

Il botulino, ha infatti spiegato la prof.ssa Rossetto,  è una proteina che presenta una struttura molecolare composta da moduli legati fra loro. Un modulo L rappresenta parte attiva, mentre altri due moduli, HC e HN, sono degli agglomerati proteici con azione distinta: uno di aggancio del Botulino al recettore cellulare, l’altro di traslocazione della catena L nel citoplasma della cellula dove svolge la sua azione di blocco del rilascio del neurotrasmettitore che esplica l’azione modulatrice finale. Questi moduli hanno diverse proprietà biologiche in funzione a quale sierotipo o sottotipo appartengono (es.: A1, A2, B, C, E, ecc.).

Al fine di ottenere una molecola “ideale” con proprietà aumentate, i ricercatori hanno ottenuto con tecniche del DNA ricombinante delle tossine botuliniche ibride, cioè che contengono un “pezzo” o modulo di una tossina e il modulo di un’altra.

Non solo, ha continuato la prof.ssa Rossetto, è possibile legare a una molecola di tossina botulinica inattivata una molecola estranea per veicolarla all’interno di una cellula nervosa a svolgere compiti terapeutici specifici. Oppure è possibile indirizzare la tossina verso altri organi bersaglio abitualmente non coinvolti,  come ad esempio le cellule pancreatiche per trattare le sindromi da ipersecrezione di insulina.

Tutto ciò fa sì che le nuove tossine botuliniche, nate dai progressi dell’ingegneria genetica, diventino nel futuro uno strumento d’elezione nella terapia medica, perché ampliano le possibilità terapeutiche, per esempio in pazienti resistenti, o aumentano le indicazioni cliniche oltre quelle classiche e limitano gli effetti collaterali.