«Per spianare una ruga non serve paralizzare un muscolo»: l’ intervista ad Antonino Di Pietro, il dermatologo anti botulino, è stata pubblicata lo scorso 7 febbraio sul Corriere della Sera a firma di Candida Morvillo.

La replica del presidente di AITEB – Associazione italiana terapia estetica botulino, Salvatore Piero Fundarò.

“Egregio Direttore, 

Sono rimasto amareggiato del tono usato dal dottor Di Pietro nella sua recente intervista, che in alcuni suoi passaggi tende a danneggiare e denigrare un’intera categoria di professionisti. Il dottor Di Pietro afferma in un virgolettato che “lui si rifiuta di trasformare i visi, gonfiare labbroni, paralizzare facce”. Tengo a sottolineare che tutti i dermatologi, i medici e i chirurghi estetici che praticano la medicina estetica in scienza e coscienza si prefiggono lo stesso obiettivo. Quindi lo fa lui, come lo fanno tantissimi altri. Per ottenere un aspetto più giovane non è necessario stravolgere il viso, ma fare un attento studio della morfologia del volto e un’analisi globale del processo di invecchiamento. Su queste basi si potrà attuare un intervento efficace e rispettoso della naturalezza, utilizzando tutti i trattamenti adeguati a correggere i segni dell’invecchiamento. Di Pietro afferma anche di trovare “barbaro che, per spianare una ruga, s’inietti botulino”. Tale affermazione implica che chi esegue tale trattamento è un barbaro. Il dottore dovrebbe spiegarci perché dagli ultimi dati dell’American Society of Plastic Surgeons emerge che la procedura di tossina botulinica è di gran lunga la più eseguita, con oltre 7,69 milioni di applicazioni nel 2019 solo negli Stati Uniti. Seguono i filler con oltre 2,7 milioni. Nel complesso queste due tipologie di trattamenti hanno registrato oltre 10 milioni di applicazioni sul totale di 16,3 milioni di interventi mininvasivi estetici. Quindi o la stragrande maggioranza dei medici è costituita da barbari, oppure il dottor Di Pietro dovrebbe utilizzare toni un po’ più pacati prima di fare certe affermazioni sull’operato dei colleghi. Non è accettabile il tono di chi vuole far passare un’intera categoria di professionisti per barbari al solo scopo di presentarsi come paladino della bellezza autentica. 

Per quanto riguarda il riferimento ai filler permanenti, su questo Di Pietro ha ragione: non vanno utilizzati, sono procedure del passato che nessun medico coscienzioso ed aggiornato utilizza più da anni. Su un altro punto concordo con Di Pietro: è necessario certificare sempre tramite un’apposita etichetta il prodotto utilizzato in modo da garantire la tracciabilità. Questa è una prassi comune che va comunque incentivata e suggerita. Infine, voglio smentire un’altra affermazione del collega secondo la quale si raccomanda di eseguire una seduta di tossina botulinica ogni tre mesi. Questo non è vero in quanto si raccomanda di rispettare un intervallo di almeno tre mesi tra un trattamento e l’altro ed è prassi comune eseguirli dopo 4, 5, 6 mesi ed anche oltre, in base alle caratteristiche del paziente. In ogni caso una cadenza terapeutica di tre mesi con dosaggi elevati è spesso utilizzata nelle patologie neurologiche per assicurare un’adeguata remissione dei sintomi. Anche a questi dosaggi terapeutici la tossina botulinica si è dimostrata essere un farmaco sicuro. 

Come Aiteb, riteniamo che, in base alle norme autorizzative dei presidi medici e dei farmaci utilizzati in medicina estetica, sia garantito un grado di sicurezza elevato, a patto, ovviamente, che siano utilizzati adeguatamente e da operatori qualificati. In questo caso si soddisfano le esigenze dei pazienti senza alcuna trasformazione del viso. Il nostro obiettivo è ottenere un risultato migliorativo e pertanto anche naturale e rispettoso delle caratteristiche morfologiche del paziente”.